LA MEZZALUNA, LA CROCE E LA CROCE UNCINATA [1° premio "IV concorso biennale letterario poetico artistico Riccardo Ambrosini" sez. Prosa italiana]
di Moreno Pedrinzani
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Un treno correva lungo la costa kotrena 1. Era uno di quei mezzi vecchi, ma affidabili, tipico delle zone di confine. Il salmastro aveva intaccato il suo metallo, dove la vernice grigia si era sfogliata e, lentamente, distaccata si poteva intravedere una patina di ruggine simile al sangue rappreso.
Cosa diavolo ci faceva un nobile agrazo 2 seduto su un treno costiero di seconda classe? Questo si era chiesto l’agente delle ferrovie kotrene che, con un goffo inchino, gli aveva gentilmente chiesto di favorire il biglietto. Yaralamak era ben conscio di quanto era caduto in basso, viaggiare in vagoni sporchi dove ratti e blatte circolano liberamente. Non lo avrebbe mai ammesso, era molto vicino a quella figura che si definisce “nobile decaduto”. Gioielli, possedimenti fatiscenti e vanagloria, ecco ciò che gli rimaneva. La vita di un nobile con la fissazione delle “mezzelunate” è assai dispendiosa. Armare milizie private e diffondere il verbo del profeta su larga scala sono attività quantomeno letali per il patrimonio di famiglia; se poi si aggiunge che il suddetto nobile non si faccia mancare niente per quanto riguarda lo sfarzo, la situazione si complica.
I tre fedeli sgherri dell’agrazo sedevano in disparte nella stessa carrozza. Poteva sembrare la solita conventicola di biscazzieri fumatori d’oppio ma, uno sguardo più attento, poteva scorgere tra loro una formalità ed un’intesa particolari tipiche di chi persegue un serio scopo comune.
Hamza era intento a guardare fuori dal finestrino; gli occhi neri e profondi, che in gioventù avevano visto le giungle del Gujathan 3, adesso osservavano muriccioli di cotto rossastro separare la ferrovia dalla spiaggia. I suoi capelli erano rasati a strisce di pochi centimetri che, concentrati nella nuca, si estendevano per tutto il cranio. La sua pelle nera lo identificava come uomo del sud, Hamza era il braccio armato del gruppo, il propugnatore fisico della fede. Gli occhiali a specchio e il leggero figaro nero contribuivano a dargli un aspetto tetro. Al suo fianco Abdel Adil era intento Continua a leggere…
L’opinione [Mario Tobino – Il medico dei pazzi che combatteva una legge folle. I fan della "Basaglia" lo consideravano un retrogrado. Ma lui aveva visto giusto]

Vincenzo Pardini
Mario Tobino (1910-1991) visse sino in fondo vicino ai degenti dell’ex psichiatrico di Maggiano, il manicomio nelle campagne di Lucca. Sebbene in pensione, andava spesso in ospedale, dove aveva ancora studio e camera: un privilegio concessogli dall’ allora presidente della provincia di Lucca Giuseppe Bicocchi, un democristiano che lo ammirava, e gli era solidale riguardo alla 180, la legge di Basaglia che aveva smantellato i manicomi senza creare strutture alternative. L’appartamento, che lui chiamava <<Le due stanzette>>, si trovava nella parte centrale e storica del manicomio, un ex convento che, nella seconda metà del Settecento, la Repubblica di Lucca adibisce a <<Spedale per i Pazzi di Fregionaia>>, vecchio toponimo della località. Una costruzione imponente, circondata da mura come una fortezza, e dislocata in più blocchi. Gradualmente abbandonata, la “rivediamo” nelle pagine di Tobino. Presto, tuttavia, sarà ultimato il restauro del padiglione dove si trovava il suo appartamento, operazione fortemente voluta dal presidente della Fondazione intitolata allo scrittore, Andrea Tagliasacchi. Il legame fra Tobino e l’ex manicomio era intenso. In una sua poesia scrive che aspettava lì perfino gloria e morte. Ma la sua morte voleva che fosse accolta con allegria, come un suono di campane, una festa. Negli ultimi anni di vita mi condusse spesso con sé a visitare i degenti dell’ex psichiatrico. Voleva dimostrare, facendomi parlare con gli infermieri con i quali aveva a lungo lavorato che lui, gli ammalati, li lasciava liberi assai prima che Continua a leggere…
Grignani-Vuoi vedere che ti amo [byPedro]
Pedro alla chitarra con questa bellissima canzone di Gianluca Grignani. La giornata è uggiosa e la musica dona un po’ di solarità nell’anima.
Tiziano Ferro-Alla mia età [by Pedro]
Una canzone difficile ma in qualche maniera sono riuscito a riprodurla. Ciao a tutti
Jovanotti-Come musica [by Pedro]
Il Pedro ancora una volta si mette alla prova con questa stupenda canzone di Jovanotti. Il finale l’ho modificato perchè in versione acustica con la sola chitarra è meglio rendere la canzone il più semplice possibile.
L’opinione [Notte ladra]
Da qualche anno le nostre notti hanno cambiato volto. Il susseguirsi dei furti, nelle case e altrove, ha indotto la gente a prendere contromisure. Appena cala il buio, specie d’inverno, si preferisce uscire il meno possibile. Si evita di lasciare la casa e di fare brutti incontri. Nemmeno coloro che hanno gli impianti d’allarme collegati con le centrali operative degli istituti di vigilanza, o con le forze dell’ordine, dormono sonni tranquilli. I nuovi ladri sanno spesso neutralizzare anche quelli più sofisticati. Basta dunque che la sirena entri in funzione per qualche anomalia che, subito, viene chiesto l’intervento di guardie giurate o di polizia e carabinieri. Nella nostra società è subentrata una nuova psicologia: quella del sospetto e della paura, che genera esasperazione. Uno stato d’animo con diramazioni diverse, tra cui quel senso di solitudine e smarrimento che è alla base dell’attuale male di vivere. Buio della notte e nostro intimo sono sovente fasciati dalla stessa oscurità. Dalla campagna, alla periferia, fino alla città, poco cambia. Ormai la gente ha fatto esperienza di cosa siano capaci i malviventi. Di agire nel profondo del buio senza lasciare traccia, se non i segni delle loro effrazioni e ruberie. Quando i tutori dell’ordine giungono nel luoghi dove si sono consumati questi reati, si respira un’aria di tensione e di impotenza. Chi ha subito il furto cede, giustamente, al malumore. Spesso gli è stato sottratto cosa aveva di più caro. I furti Continua a leggere…






