IL BLOG DI PEDRO

momenti di vita fermati qui

Cronaca di una vittoria annunciata

di Daniele Luti

Sabato 20 dicembre 2008, nella solenne aula di Palazzo Ducale, protetta dalla imponente statua del giurista Carrara, si è tenuta la cerimonia conclusiva del Premio dedicato alla memoria del grande glottologo Ambrosini, per moltissimi anni presidente dell’Accademia lucchese delle scienze delle arti delle lettere, e rivolto ai giovani impegnati nelle attività creative della grafica, della poesia e della narrativa. Erano alla presidenza il professor Nunzio Lafauci, ordinario di linguistica presso l’Università di Zurigo, che non ha commemorato, ma raccontato la storia di studioso del professor Ambrosini, mettendone in evidenza l’originalità, l’eclettismo e la metodologia antidogmatica nella costruzione delle sue ipotesi di ricercatore e di erudito, la professoressa Borella che, in modo non formale, anzi con molte incursioni nella realtà attuale della scuola italiana, ha fatto la storia del Premio, il professor Ferdinando Passalia, lo speaker ufficiale, e alcune personalità del mondo politico locale. Il primo premio per la narrativa è andato a Moreno Pedrinzani per il suo racconto “La mezza luna, la croce e la croce uncinata“, scritto in una maniera che potrei definire professionale. Moreno è allievo di questo Istituto (dico di passaggio che, anche nel passato, pur non raggiungendo l’eccellenza di questo anno, alcuni nostri studenti sono comparsi, per la narrativa e per la poesia, sempre fra i primi tre) e mio personale e posso attestare che mi hanno sempre colpito i suoi elaborati, anche quelli strettamente scolastici, per la raffinatezza e l’articolazione del linguaggio, per la vibridazione fantasiosa, per l’originalità e l’attenzione ai dati scientifici. Quasi mai ho trovato svarioni filologici. È uno studente timido fino all’introversione e ingentilito da tratti ascetici che fanno pensare a una attività pensosa e al contrario della superficialità, ma non è mai cupo e, quel che più conta, non è uno scolaro modello, viste le notevoli debolezze che rivela in quelle che lui ritiene siano le scienze esatte, essendo forse ancora troppo giovane per capire che la matematica, per esempio, è l’intelligenza che si fa poesia. Speriamo che si ravveda e che lasci cadere luoghi comuni di ascendenza becera e popolare che in lui risultano assurdità pure. Gli giungano, dunque, accanto alle congratulazioni ufficiali, anche le mie personali, quelle della dirigente e di tutti i colleghi, sperando che la sua virginale posizione nei confronti della letteratura si contamini presto con luce violenta. Insomma, auspico per lui un coraggioso passaggio dall’apollineo al dionisiaco.

16 febbraio, 2009 - Pubblicato da | Articoli, Notizie, Opinioni | , ,

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