Corso anti-incendio 30.09.2008
Ho immortalato con alcune foto la giornata dedicata al corso anti-incendio. La mattina teoria e nel pomeriggio pratica che ha messo in evidenza la professionalità di tutti. L’ importante è crederci.
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Il ravaneto
Certe notti mi risvegliano ricordi e da uno di questi l’ amico Vincenzo Pardini ha trovato l’ ispirazione per un bel racconto.
IL RAVANETO
Smontate, le ruspe venivano portate in cava coi camions. Enormi, non sarebbero passate dalla strada. Giunte sul luogo di lavoro vi restavano prigioniere. Fra loro e gli uomini si creava una sorta di alleanza: quella della fatica e del silenzio, a cui s’aggiungeva una sottintesa rassegnazione alla fatalità; per i cavatori era normale morire di un incidente o sotto un masso. Ad averli abituati così erano, forse, i colori del marmo e del cielo, là più limpido che altrove, mentre il marmo restava bianco, immune da polvere o altro. Non ancora ventenne, Matteo Torani voleva andarsene dal suo paese dove, tutto, lo annoiava e lo indisponeva. Coi genitori aveva un rapporto conflittuale, iniziato sin dall’adolescenza. Apprensiva, la madre gli impediva di uscire insieme ai coetanei. Il padre era invece autoritario, pronto a reprimerlo e imporgli cosa dovesse fare. La sua infanzia era trascorsa triste e solitaria e avrebbe voluto dimenticarla, ma non vi riusciva. C’erano delle oscurità che gli s’erano insinuate nella mente e nella pelle come accade a quei paesaggi dove non arriva il sole. Le oscurità si facevano più fitte allorché si trovava a casa. In particolare la domenica, quando veniva a far loro visita una vecchia zia, sorella della nonna. La quale stava sempre zitta prorompendo, d’improvviso, nel pianto. Allora, contorte come tralci di vite, si metteva le mani sul volto. Nessuno le diceva nulla, perché non si sapeva il motivo per cui piangesse. Ma ora, lui stava sempre meno in famiglia. D’estate, finita la scuola, Continua a leggere…