Banda randagia (Vincenzo Pardini)
Libri: ‘Banda randagia’ di Vincenzo Pardini, torna in libreria un maestro del racconto
Roma, 6 feb. – (Adnkronos) – Con ”Banda randagia” di Vincenzo Pardini per la Galleria Fandango, torna nelle librerie uno dei maestri assoluti del racconto italiano. Vincenzo Pardini e’ una guardia giurata e il protagonista delle storie di Banda randagia e’ quasi sempre una guardia giurata. In Ferrovia Parallela il protagonista e’ in servizio sui treni e rimane prigioniero di un vagone, da cui non scendera’ forse piu’, per un viaggio mozzafiato nelle viscere della terra. L’avventura non si conclude, resta aperta nel mezzo di una campagna innevata, forse la Siberia. Banda randagia e’ la vicenda di un operaio che rinviene per caso in una cartiera una pistola. L’apparente routine di tutti i giorni verra’ quindi sconvolta e il tranquillo operaio si trasformera’ in un serial killer sanguinario, fino a quando irrompera’ nella storia una banda di cani randagi.
Ne “La donna di Catania” una guardia giurata e’ in servizio in una villa della mafia. Una mafia incarnata in una donna molto bella, ma con organi maschili. In Sparatoria la guardia giurata protagonista ha alle spalle una vita assai triste, ma proprio nel momento in cui sembra aver trovato una certa serenita’, dovra’ sostenere uno scontro a fuoco con una gang di criminali. Nei racconti di Banda randagia Pardini mostra il cambiamento antropologico e sociale che sta vivendo l’uomo moderno senza dimenticare mai il rapporto potente con la campagna, gli animali e la vita di provincia che ha reso l’autore uno dei nostri maestri piu’ riconosciuti tanto da dire a Natalia Ginzburg che Pardini e’ il nostro Maupassant.
Pardini e’ nato nel 1950 in un paese della Media Val di Serchio e vive oggi a Stabbiano, vicino Lucca. Collabora ai quotidiani ”La Nazione” e ”Il Giornale”, al supplemento ”Tuttolibri” de ”La Stampa” e alle riviste ”Nuovi Argomenti” e ”Paragone”. Ha pubblicato numerosi racconti e romanzi. (ADNKRONOS, 6 FEBBRAIO 2010)
Intervista Pardini 13-03-2010 “Repubblica”
Stefano Picchi-Fai finta che sia (cover by Pedro)
Stefano Picchi nasce a Lucca il 25 gennaio 1974. Nel 1992 si iscrive al Conservatorio “Luigi Boccherini” di Lucca come oboista e studia lo strumento per cinque anni. Nel 2001 arriva in finale al Festival di S.Marino con “Ciao Charlie”, un brano dedicato al celebre disegnatore Charles M. Schulz. La sua creazione musicale unisce i colori tradizionali del pop italiano alle sonorità internazionali e arricchisce la profonda attualità dei suoi testi. Stefano Picchi si aggiudica il settimo posto al Festival di Sanremo 2004 con “Generale kamikaze”, una canzone che affronta il tema della pace attraverso gli occhi di un kamikaze che trova il coraggio nell’amore della famiglia, dei figli e della speranza universale per un futuro fatto di convivenza e rispetto.
Discografia: “Pensieri sospesi” 2005 “Il muro delle rose” 2009
Questa è la mia cover del singolo “Fai finta che sia”
Noemi-Mannoia L’amore si odia [by Pedro]
Il Pedro e la sua personale versione di questa bella canzone.
Grignani – Le mie parole [by Pedro]
“Le mie parole” di Gianluca Grignani in questo caldo pomeriggio estivo.
IL MOTO CICLICO DELLA STORIA E LO SPOSTAMENTO DELLE MASSE UMANE. Saggio breve di ambito socio – economico. L’Italia da terra di emigranti a terra di immigrati, cause e conseguenze socio – economiche.
di Moreno Pedrinzani
Per poter parlare seriamente dei fenomeni migratori umani è indispensabile, non solo una concezione storica degli eventi, ma anche una concezione archeologica. Troppo spesso i comuni cittadini della mia nazione si formano idee a riguardo, mischiando il pensiero degenerato di sedicenti politici xenofobi e secessionisti, con negative esperienze personali destinate a diventare luogo comune. L’arrivismo e l’individualismo sono i cardini della società italiana contemporanea. Le uniche azioni, peraltro poco risolutive, sono dettate da uno stantio buonismo, frutto del travisamento religioso. Il panorama di vuoto culturale che, dalla classe dirigente si dipana verso tutte le estrazioni sociali, è come un cancro inarginabile, le cui metastasi si propagano fomentate dai mezzi di comunicazione di massa. Mentre il nostro vuoto culturale è nato dal benessere e da un’estrema ricerca di piacere ed apatia, il vuoto culturale di molti immigrati con cui dobbiamo quotidianamente confrontarci è dato dalle condizioni di miseria estrema. Queste due realtà sono lo specchio l’una dell’altra: lo scontro sembra inevitabile. Nella storia del nostro paese non c’è mai stata una tale aridità, quando la mediocrità diventa la regola possiamo solo sperare che un’elite culturale ci tragga in salvo per dare vita ad un nuovo risorgimento. Le migrazioni umane sono antichissime, molte civiltà devono la loro unicità al fondersi di etnie diverse, possiamo citare ad esempio la popolazione del Madagascar, una sinergia di asiatici del pacifico e di neri africani. Oppure il Giappone, dove i proto giapponesi si fusero dapprima con gli ainu e poi con quei coreani che portarono l’agricoltura e la civiltà. Probabilmente ci è più familiare quell’affascinante puzzle che è l’Italia, dove i pastori guerrieri del centro hanno dato un’identità comune non solo a tutta la penisola, ma a tutta Europa. Personalmente noto spesso Continua a leggere…
Cronaca di una vittoria annunciata
- La dirigente dell’ istituto Sig.ra Daniela Venturi con Moreno Pedrinzani
- Attestato di merito
di Daniele Luti
Sabato 20 dicembre 2008, nella solenne aula di Palazzo Ducale, protetta dalla imponente statua del giurista Carrara, si è tenuta la cerimonia conclusiva del Premio dedicato alla memoria del grande glottologo Ambrosini, per moltissimi anni presidente dell’Accademia lucchese delle scienze delle arti delle lettere, e rivolto ai giovani impegnati nelle attività creative della grafica, della poesia e della narrativa. Erano alla presidenza il professor Nunzio Lafauci, ordinario di linguistica presso l’Università di Zurigo, che non ha commemorato, ma raccontato la storia di studioso del professor Ambrosini, mettendone in evidenza l’originalità, l’eclettismo e la metodologia antidogmatica nella costruzione delle sue ipotesi di ricercatore e di erudito, la professoressa Borella che, in modo non formale, anzi con molte incursioni nella realtà attuale della scuola italiana, ha fatto la storia del Premio, il professor Ferdinando Passalia, lo speaker ufficiale, e alcune personalità del mondo politico locale. Il primo premio per la narrativa è andato a Moreno Pedrinzani per il suo racconto “La mezza luna, la croce e la croce uncinata“, scritto in una maniera che potrei definire professionale. Moreno è allievo di questo Istituto (dico di passaggio che, anche nel passato, pur non raggiungendo l’eccellenza di questo anno, alcuni nostri studenti sono comparsi, per la narrativa e per la poesia, sempre fra i primi tre) e mio personale e posso attestare che mi hanno sempre colpito i suoi elaborati, anche quelli strettamente scolastici, per la raffinatezza e l’articolazione del linguaggio, per la vibridazione fantasiosa, per l’originalità e l’attenzione ai dati scientifici. Quasi mai ho trovato svarioni filologici. È uno studente timido fino all’introversione e ingentilito da tratti ascetici che fanno pensare a una attività pensosa e al contrario della superficialità, ma non è mai cupo e, quel che più conta, non è uno scolaro modello, viste le notevoli debolezze che rivela in quelle che lui ritiene siano le scienze esatte, essendo forse ancora troppo giovane per capire che la matematica, per esempio, è l’intelligenza che si fa poesia. Speriamo che si ravveda e che lasci cadere luoghi comuni di ascendenza becera e popolare che in lui risultano assurdità pure. Gli giungano, dunque, accanto alle congratulazioni ufficiali, anche le mie personali, quelle della dirigente e di tutti i colleghi, sperando che la sua virginale posizione nei confronti della letteratura si contamini presto con luce violenta. Insomma, auspico per lui un coraggioso passaggio dall’apollineo al dionisiaco.



